File:Lapo Berti Fantasie accelerate.pdf

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Lapo Berti :: Fantasie accelerate (Rizosfera/I forti dell'avvenire, SF007.it, 2017)

Frase dopo frase, paragrafo dopo paragrafo, l’ingombro prende forma, sempre più nitida è la gura che si staglia come sfondo del «Manifesto per una politica accelerazionista» di Srnicek e Williams. Terminata la lettura, la latenza perde la propria condizione: ora lo possiamo nominare con certezza... E’ lui, l’Ur-Staat, a fare capolino, prima timidamente, poi sempre più baldanzosamente, dalle pagine del «Manifesto». In questo testo, che molti potrebbero catalogare come «sci- marxism», c’è un sapore inconfondibile di antico, più «steam-Marx» che «cyber-Marx». Il fatto è che non basta la traccia labile del riferimento al progetto “Cybersyn” dell’esperienza cilena di Allende o al “Soviet-computing” narrato da Slava Gerovitch, per riprendere il filo, tranciato di netto negli anni ‘70 del XX secolo, che lega sperimentazione socialista, programmazione economica e ideologia marxista. E’ sempre lo Stato originario o, come lo de niscono Deleuze e Guattari, lo Stato dispotico originario, ad ergersi come istituzione, e dunque come mezzo per amministrare le potenze nascoste nel rapporto tra socialismo, tecnologia, calcolo computistico e ideologia. “Tra tutte le istituzioni, [ l’Ur-staat ] è forse il solo a sorgere tutto armato nel cervello di quelli che lo istituiscono”. (Deleuze-Guattari: L’anti-edipo, pg. 247). Il mito dello Stato originario come mediatore del con itto politico tra classi, in questa lettura accelerazionista e marxista, si sposa con quella «energia concretamente intensa» che si sprigiona da quell’altro mito originario, il prometeismo, che da sempre in Occidente esprime la cieca fede in una guida «alta», positiva e lungimirante, della tecnica. Per cui la di- mensione di Srnicek e Williams è da collocare, paradossalmente, più nella fantascienza distopica ‘steampunk’ rivolta al passato cioè alla storia del rap- porto tra progresso sociale e tecnologia (cosa sarebbe accaduto se l’Unione Sovietica avesse inventato Internet e industrializzato il personal computer per le masse?) che in quella ‘cyberpunk’. “Il comunismo per me è Lenin” ha detto recentemente Mario Tronti, e nel «Manifesto per una politica accelerazionista» ci troviamo di fronte proprio a una peculiare versione hi-tech del leninismo, per cui anche il testo di Srnicek e Williams si situa dentro il solco del pensiero politico dell’«operaio collettivo», dominante nella sinistra classica del Novecento. Nel socialismo attualizzato del XXI secolo, così come proposto da Srnicek e Williams, non è però politicamente produttivo socializzare l’industria pesante bensì il settore IT e la nuova bestia che chie- de di essere domata è il capitalismo cognitivo delle «piattaforme digitali». Al classico binomio hegelo-marxista di «capitale e lavoro», i due giovani intellettuali inglesi sostituiscono «post-capitale robotico e lavoro liberato» mentre lo Stato non cessa di essere quell’entità arti ciale subordinata alle nuove circuitazioni virtuali della mobilità digitale, elevata a travel-philosophy. E’ il capitale nella sua oggettività che continua a produrre con itto, mentre si perdono nell’orizzonte degli eventi le nuove soggettività e le miriadi di singolarità che compongono le nostre società, come pensano e scrivono Srnicek e Williams da perfetti novecentisti. Lapo Berti è stato tra i primi ad esprimere dubbi sul testo di Srnicek e Williams e sulle loro tesi di «piani cazione post-capitalista». Dal suo osser- vatorio privilegiato di post-operaista eretico, Lapo Berti denuncia in «Fantasie accelerate» alcune delle idee di fondo del «Manifesto» tra cui, la più riuscita, ci pare la «fallacia costruzionista», ovvero la ducia nella capacità compositiva del progetto socialista ad alta tecnologia. Il poter plasmare a proprio convincimento la società nella sua interezza desumendolo direttamente dalle teorie espresse nei «testi sacri» rimane il sogno proibito, e faustiano, su cui «si schianta storicamente ogni progetto comunista». Per Berti il comunismo si è pur sempre secolarizzato, cioè storicizzato, e tale rimane oggi, come scrive Tronti, essendo «merce fuori commercio». Qui nasce il punto di contatto tra la “linea astratta accelerazionista” dei forti dell’avvenire di impronta deleuziana, foucaultiana e nietzscheana e il pensiero di Berti. A fronte della eterogeneità dei sistemi e delle potenze che intersecano la nostra società, non possiamo più opporre la semplice testualità astratta e speculativa di una teoria totalizzante, fosse pure quella neo-marxista predicata da Srnicek e Williams. Il «metabolismo sociale» più volte richiamato da Berti, irregolare e trascendente, non può essere guidato da un progetto superiore, pena l’inevitabile ritorno all’assolutismo e alla spiritualizzazione dell’Ur-Staat. Inoltre, in «Fantasie accelerate» Berti certifica, ancora una volta, la morte di ogni «avanguardia rivoluzionaria» e del retrostante pensiero frenante e «triangolare» che individua le traiettorie progressive all’interno delle quali gruppi più o meno «sapienti» e illuminati rivestono ruoli strategici di sintesi. Strategie e sintesi dietro le quali le masse addomestica- te dovrebbero affaticarsi, insorgendo a comando, naturalmente insuf ato dall’esterno. A supporto del «certi cato di morte» della rivoluzione come «salto immediato» politico ma a favore della rivoluzione come «processo accelerato di singolarizzazione», vogliamo terminare questa prefazione con un cameo di un altro eretico della sinistra italiana, Gianni Celati, in cui la liquidazione delle «avanguardie storiche» viene esposta in una sua intervista significativamente intitolata “Contro le avanguardie”: “In queste avanguardie nuove, di tipo letterario e visivo, c’è sempre questo tipo di falsa alternativa che è proposto: chi è più avanti e chi è più indietro: cioè chi è più furbo e chi è più ingenuo. Chi è più avanti è quello che ha visto più cose e ha capito più cose, e ha capito la nuova linea di sfondamento; chi è più indietro è quello che s’illude su una linea di sfondamento che quelli più avanti hanno gi capito che non funziona. Questo è per me la falsa alternativa di tutte le avanguardie e, proprio, la falsa alternativa di tutto questo tipo di mondo, di tutta la merce culturale, etc. (...) Io direi che se il fatto ‘negativo’, criticistico (in termini hegeliani), è il fatto distintivo dell’avanguardia, appunto come sfrenato hegelismo, se questo è vero, per me dopo la controcultura, dopo la Pop Art, questa è la cosa che più è andata a ramengo. Non c’è più un problema di progresso, c’è invece un problema di certe positivit che passano o no, di certe fughe di gioia che ci sono o non ci sono, che non hanno niente a che fare con la critica, e neanche con il fatto culturalistico. Quello che proprio è caduto è il fatto criticistico come tale, il fatto di star lì a pensare che questo pu andar meglio di quello, invece di beccare al volo i movimenti e gli spostamenti, i terremoti sociali, i punti di fuga e di soluzioni che sono sempre fatti positivi.”

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current13:14, 2 November 2017 (614 KB)Obsolete Capitalism (talk | contribs)Lapo Berti :: Fantasie accelerate (Rizosfera/I forti dell'avvenire, SF007.it, 2017) Frase dopo frase, paragrafo dopo paragrafo, l’ingombro prende forma, sempre più nitida è la gura che si staglia come sfondo del «Manifesto per una politica accel...
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