File:Simon Reynolds, Katja Diefenbach Tecnodeleuze e Mille Plateaux.pdf

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Simon Reynolds, Katja Diefenbach - Tecnodeleuze e Mille Plateaux. Interviste a Achim Szepanski (1994-1996) - (Rizosfera/I forti dell'avvenire, SF005, 2016).

Achim Szepanski è stato uno degli eroi degli anni ‘90 gra-zie all’invenzione e alla promozione visionaria di Mille Plateaux (1994-2004), la celebre etichetta musicale con base a Franco-forte. In virtù della sua peculiare teoria filosofica applicata alle culture digitali, Szepanski ha sconvolto da cima a fondo il panorama della musica elettronica, così come la conosciamo. Il talento nello scegliere un indirizzo originale e un taglio radicale per le produzioni discografiche operate dalla galassia di etichette da lui create (Force Inc., Mille Plateaux, Riot Beats, etc), gli è stato riconosciuto in modo unanime dall’intera scena e dalla critica musicale mondiale. In questo e.book presentiamo due interviste d’epoca, raccolte nel magico momento dell’esplosione di massa della musica elettronica e del delinearsi qualitativo della proposta radicale di Szepanski: la prima intervista, del 1994, a cura di Katja Diefenbach, filosofa tedesca, è stata inserita nel libro antologico Techno, a cura di Phillip Anz e Patrick Walder (Verlag Ricco Bilder, 1995); la seconda, a cura di Simon Reynolds, noto giornalista e critico musicale inglese, è stata pubblicata con il titolo Low End Theory sul numero di aprile, 1996, della rivista musicale inglese The Wire. Abbiamo prima accennato a un supposto «eroismo» di Achim Szepanski. Ora lo vogliamo circostanziare, poiché il lavoro pionieristico del francofortese resta fondamentale per due motivi. Il primo - enorme: ha tradotto le teorie filosofiche di Deleuze e Guattari piegandole, ripiegandole e proporzionandole alla prima ondata musicale e culturale della rivoluzione elettronica esplosa nel corso degli anni Novanta, applicando i concetti sediziosi rizosferici al magma ribollente del nuovo esperanto sonoro. Ha creato, così operando, una pragmatica sovversiva di produzioni musicali, ascolti consapevoli, e pratiche sociali alternative di ballo nei contesti differenziati di rave. Non solo, dunque, una «electronic politics» ma una filosofia del suono che si è tramutata in una guerriglia verso il mainstream aurale. Szepanski ha così costruito, con il proprio attivismo audio-sedizioso, una «macchina da guerra sonica”, giusto per chiarire il suo inserimento in questa collana editoriale che si pone tra Nietzsche e Deleuze e che ambisce a una sorta di archeologia accelerata dei «forti dell’avvenire». Questa macchina da guerra sonica ha fiancheggiato in modo baldanzoso, divertente e caotico, tutte quelle esperienze europee oblique - ad esempio, in Italia, il collettivo Kom Fut Manifesto, Red’ko, il Maffia Illicit music club e altri - che hanno elevato il suono e la sperimentazione intorno alla «pista da ballo» a terreno di intervento artistico e politico, togliendolo dalla «gabbia d’acciaio» del divertimento e dell’intrattenimento. Per chiudere il cerchio del-le referenze storiche e delle contaminazioni, l’articolo Low End Theory di Simon Reynolds, tradotto per la prima volta in Italia dal filosofo Massimiliano Guareschi, fu poi pubblicato nel dossier Technodeleuze, all’interno del numero 13/2002 di Ultratomato, house-organ del Maffia Illicit Music Club. Qui lo ritroviamo in una versione rivisitata da parte di Obsolete Capitalism.Il primo motivo dell’importanza dell’azione di Szepanski, dunque, è legato al movimento verso l’esterno della filosofia deleuziana - un pensiero-rostro che uncina l’ electro, la cibernetica, così già predisposto nella sua stessa essenza astratta. Negli anni novanta, infatti, si trattava di collegare tale gesto alle istanze artistiche più urgenti e allo stesso tempo più popular della scena elettronica, creando un cortocircuito tra «dentro» e «fuori» della filosofia di Deleuze, senza per questo arretrare di un solo centimetro nella proposta artistica e in quella filoso-fica. Il secondo motivo è legato all’intensità della congiunzione rivoluzionaria esperita dalla Mille Plateaux. Il lavoro di Szepanski, e quello degli artisti intorno a lui raccolti, ha inverato, in una propria peculiare version, le teorie accelerazioniste rizosferiche deleuzo-guattariane, provando nel fondo della notte, e nell’ardore schizofrenico delle piste da ballo, l’entità e la qua-lità del collegamento rivoluzionario tra elementi eterogenei. Si è trattato dunque di un «fuori» - un’intensità nativa - che è entrato prepotentemente in un «dentro» - un Ritorno inatteso - del pensiero deleuziano: un caos popolato e chiassoso che è balzato dentro al silenzioso piano d’immanenza creato dal filosofo. L’immagine del pensiero musicale di Deleuze - o il suo ritornello - non sarà più la stessa dopo Szepanski, considerando la distruzione operata dagli sberleffi elettronici dirompenti del francofortese rispetto alla stretta osservanza testuale del tomo di Mille piani, così araldico e rispettoso delle avanguardie accademiche classiche, da Schumann a Berg e Cage. Il collegamento rivoluzionario evocato nell’Anti-Edipo diventa invece per Szepanski un inaspettato feedback positivo che si alimenta di input e output senza soluzione di continuità, sovvertendo tutta la cinta muraria che il mercato e il sistema hanno costruito tra l’industria dell’intrattenimento e l’industria del sapere. Le pragmatiche così create dalla Mille Plateaux di Szepanski sono diventate uno dei momenti - il più discordante, stridente e nobile - dello «stratagemma macchinico» che una volta liberato dalle catene delle pagine-libro, non si lascia imbrigliare e integrare nell’interpretazione complessiva della nascente epoca digitale.

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current22:06, 1 November 2017 (316 KB)Obsolete Capitalism (talk | contribs)Simon Reynolds, Katja Diefenbach - Tecnodeleuze e Mille Plateaux. Interviste a Achim Szepanski (1994-1996) - (Rizosfera/I forti dell'avvenire, SF005, 2016). Achim Szepanski è stato uno degli eroi degli anni ‘90 gra-zie all’invenzione e alla promo...
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